23 LUG 2026
Link interni: la SEO gratis che quasi nessuno cura
C’è una leva SEO che non costa niente, è interamente sotto il vostro controllo e la maggior parte dei siti la spreca: i link interni, cioè i collegamenti da una pagina all’altra dentro lo stesso sito. Niente budget, niente attese, niente da mendicare a siti esterni — bastano decisioni sensate su cosa collegare a cosa. Eppure quasi nessuno li cura: si scrive un articolo, lo si pubblica e lo si lascia lì, isolato. Vediamo cosa fanno davvero i link interni per la SEO, gli errori più comuni e come usarli per spingere in alto le pagine che contano.
Cosa fanno davvero i link interni.
I link interni fanno tre cose, tutte importanti. La prima: aiutano Google a scoprire le pagine. Il motore si muove seguendo i collegamenti; una pagina che nessuno linka dall’interno è difficile da trovare e da indicizzare — è come una stanza senza porte. La seconda: dicono a Google di cosa parla la pagina di destinazione, attraverso l’anchor, cioè le parole cliccabili del link. «Guida ai Core Web Vitals» spiega molto più di «clicca qui».
La terza, la più sottovalutata: distribuiscono autorevolezza. Le pagine più forti del sito — la home, gli articoli che ricevono link da fuori — accumulano valore agli occhi di Google, e con i link interni potete convogliare parte di quel valore verso le pagine che volete far salire. Un link interno ben piazzato è un voto che date voi, dalla pagina forte a quella che conta: gratis, e sotto il vostro controllo.
Gli errori più comuni.
Il primo errore sono le pagine orfane: articoli e schede che non ricevono nessun link interno. Esistono, ma è come se non esistessero — Google fatica a raggiungerle e non capisce quanto contino. Il secondo errore sono gli anchor vaghi: «clicca qui», «leggi tutto», «questo articolo». Sprecano l’occasione di dire a Google (e all’utente) dove sta portando il link. L’anchor è un cartello: scrivetelo con le parole giuste.
Il terzo errore è puntare tutto verso la home. Molti mettono link solo alla pagina principale, che di solito è già la più forte, e lasciano a secco le pagine interne — proprio quelle che avrebbero bisogno di una spinta. Il quarto è la pigrizia: pubblicare senza mai chiedersi «quali altre pagine del sito c’entrano con questa?». I link interni non si fanno da soli; vanno pensati, un articolo alla volta.
Come usarli bene.
Poche regole cambiano tutto. Anchor descrittivi, che contengano le parole con cui la pagina di destinazione vuole essere trovata — mai «clicca qui». Link contestuali, dentro il testo, dove il collegamento ha senso per chi legge, non ammucchiati in fondo. E una direzione precisa: dalle pagine forti verso quelle che volete spingere, così l’autorevolezza scorre dove serve. Ogni volta che pubblicate qualcosa, chiedetevi da quali pagine esistenti dovrebbe ricevere un link.
Vale anche il verso opposto: la pagina nuova deve linkare le pagine pertinenti già presenti, per tenere il lettore dentro il sito e legare i contenuti in un tema coerente. Non serve esagerare — pochi link giusti valgono più di venti a caso — ma nessuna pagina dovrebbe restare un’isola. Un’analisi on-page vi mostra in pochi secondi le pagine orfane e gli anchor da sistemare.
Link interni e architettura del sito.
I link interni non sono un lavoretto da fare a fine articolo: sono l’ossatura di come il sito è organizzato. Un buon impianto raggruppa le pagine per tema e le collega in modo che, dalla più generale, si scenda naturalmente verso le più specifiche e viceversa. È lo stesso principio che regge l’autorevolezza tematica: un grappolo di pagine legate batte una collezione di isole. I link interni sono i fili di quel grappolo.
C’è anche un guadagno immediato per le persone, non solo per Google: un sito ben collegato è un sito in cui si trova ciò che si cerca. Le visite durano di più, si vedono più pagine, e chi arriva per una domanda scopre le risposte vicine. La SEO e l’esperienza d’uso, qui, coincidono: curare i link interni migliora entrambe, senza spendere un euro in più.
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La spinta che avete già in casa.
I link interni sono la SEO più democratica che esista: non dipendono dal budget né dalla benevolenza di altri siti, solo dall’attenzione. Eppure restano il capitolo più trascurato, forse proprio perché sono gratis e nessuno li vende. Curarli è una delle poche cose che potete fare oggi, sulle pagine che avete già, per far salire le posizioni senza scrivere una riga di codice nuova.
Nei siti che costruiamo i link interni non sono un pensiero dell’ultimo minuto: nascono dall’architettura, dal modo in cui i contenuti sono raggruppati e collegati fin dall’inizio. È la spinta che avete già in casa — basta ricordarsi di usarla.
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Fonti.
Le cifre e le affermazioni di questo articolo vengono da qui. Sono prime fonti, non riassunti: apritele e verificate.
- Google Search Central — rendere i link esplorabiliCome Google segue i link e perché un collegamento ben fatto (anchor incluso) aiuta a scoprire e capire le pagine.
- Google Search Central — guida SEO di baseLa guida ufficiale per chi parte: struttura del sito, link interni e anchor descrittivi tra i fondamentali.
- Google Search EssentialsLe regole di base per essere trovati su Google: una buona rete di link interni è parte della salute tecnica del sito.
- Web Almanac — HTTP ArchiveIl rapporto annuale sullo stato del web da milioni di siti reali: dati su struttura, link e salute delle pagine.
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