Check GDPR e cookie

Strumento gratuito /03

Il vostro sito è a norma GDPR?.

Controlliamo banner cookie, informative e tracker attivi prima del consenso: quattro verifiche per capire cosa manca. È una verifica indicativa, non una consulenza legale.

Anteprima del referto dello strumento: voto, punteggio e scala di valutazione

Come funziona

Tre passaggi, nessuna registrazione.

01

Inserite l’indirizzo del sito

Leggiamo la home page dal nostro server, come farebbe un visitatore alla prima apertura.

02

Quattro controlli automatici

Cerchiamo il cookie banner (CMP), i link a privacy e cookie policy, i tracker caricati prima del consenso e i domini esterni.

03

Semaforo, non sentenza

Ogni punto è verde, giallo o rosso: segnaliamo i problemi evidenti, non un audit legale completo.

Schema del metodo di calcolo del risultato

Il metodo

Cosa verifica davvero questo controllo cookie.

A differenza dei test basati su Google, qui è il nostro server a leggere la home page del vostro sito, esattamente come la vedrebbe un visitatore alla prima apertura, prima di qualsiasi clic. Su quell’HTML facciamo quattro controlli automatici: cerchiamo il banner dei cookie (la CMP: Iubenda, Cookiebot, Complianz e simili), i collegamenti a privacy e cookie policy, gli strumenti di tracciamento che partono prima del consenso e i domini esterni che la pagina richiama.

Diciamolo subito, perché conta: non è un parere legale. È una verifica tecnica indicativa, che intercetta i problemi evidenti — quelli che il Garante contesta più spesso — ma non sostituisce un consulente privacy. Non legge cosa accade dopo che l’utente accetta, non valuta i vostri registri dei consensi, non esamina le informative riga per riga. È un ottimo punto di partenza per capire dove intervenire, non un certificato di conformità.

Scala di lettura del risultato, da A+ a F

Leggere il risultato

Come leggere il semaforo di conformità.

Ogni punto riceve un colore, e il colore va preso per quello che è. Verde: il segnale è presente e a posto. Giallo: qualcosa c’è ma va verificato a mano — per esempio una policy che esiste ma potrebbe essere incompleta. Rosso: manca un elemento importante o, peggio, ci sono tracker attivi senza un banner che li governi. Il quadro d’insieme conta più del singolo pallino.

Il rosso più frequente sui siti italiani è «tracker senza banner»: Google Analytics o il Pixel di Meta che si attivano nell’HTML iniziale, prima del sì dell’utente. È anche l’errore che il Garante sanziona con più decisione. Un giallo, invece, di solito non è un’emergenza: spesso basta completare o aggiornare un’informativa già presente.

Perché conviene mostrarlo

Il badge GDPR: fiducia visibile, non solo dichiarata.

Esempio di badge GDPR: 3 controlli su 4 superati

I sigilli di privacy sono una categoria consolidata — TrustArc, OneTrust, Cookiebot li usano da anni perché funzionano: chi arriva su un sito e-commerce o un modulo di contatto controlla, spesso senza rendersene conto, i segnali di attenzione alla propria privacy prima di lasciare un’email o una carta. Un banner curato, una policy chiara: il badge li rende visibili anche a chi non si mette a leggerli riga per riga. Diciamolo con la stessa onestà del test: è la fotografia di 4 controlli tecnici automatici, non un certificato legale di conformità — nessun badge sostituisce un consulente privacy, ma un «4/4» ben in vista è un segnale di cura che i visitatori notano.

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       alt="Controlli GDPR superati — verificato da Remarka" width="160" height="59" loading="lazy">
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Tre domande tipiche

È un parere legale?

No, ed è importante dirlo: è una verifica automatica indicativa, non una consulenza legale. Segnala i problemi tecnici evidenti; la conformità piena va valutata da un consulente privacy.

Cosa vuol dire «tracker senza banner»?

Che nell’HTML iniziale della pagina troviamo strumenti di tracciamento (Google Analytics, Meta Pixel e simili) attivi prima che l’utente accetti. È il segnale rosso più frequente sui siti italiani.

Perché il Garante è così severo sui cookie?

Perché il consenso deve essere libero, informato e documentabile: rifiutare deve essere facile quanto accettare, e nessun tracker pubblicitario può partire prima del sì.

Come migliorare

Come mettere a norma il consenso e i cookie.

La conformità pratica si costruisce con pochi accorgimenti, ma vanno rispettati tutti.

01

Installate una CMP che blocca davvero

Un banner serio non deve solo comparire: deve impedire ai tracker di partire finché l’utente non ha accettato. È la differenza tra sembrare a norma ed esserlo.

02

Rendete il rifiuto facile quanto l’assenso

Il pulsante «Rifiuta» deve avere lo stesso peso di «Accetta», sulla stessa schermata: niente cookie wall, niente percorsi a ostacoli per dire di no.

03

Pubblicate informative complete

Privacy policy e cookie policy chiare, aggiornate e facili da trovare: devono dire cosa raccogliete, perché e con chi lo condividete.

04

Rendete il consenso documentabile

Conservate la prova di ogni consenso — quando, per cosa — così da poterla mostrare se richiesto: il sì deve essere libero, informato e tracciabile.

05

Caricate i tracker dopo il sì

Analytics, pixel e mappe di calore vanno attivati solo dopo l’accettazione, in modo condizionato: prima del consenso la pagina deve restare pulita.

Vogliamo mettere il sito a norma?

Banner, informative e consensi conformi al Garante, inclusi in ogni sito aziendale che consegniamo.

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