15 LUG 2026
Check-up del sito web: le 7 misure che contano
«Secondo voi il nostro sito è messo bene?» È la domanda con cui inizia metà delle nostre chiamate, e la risposta seria non è «sì» o «no»: è «dipende da cosa misurate». Un sito bellissimo può essere lentissimo; uno velocissimo può essere invisibile a Google; uno perfetto per Google può respingere una persona su dieci per un problema di accessibilità. Fare il check-up di un sito web significa guardarlo su più fronti insieme, con dei numeri, non a occhio. Ecco le sette misure che contano davvero, e come leggerle senza diventare tecnici.
Perché un solo numero non basta (e sette sì).
Il voto unico rassicura, ma inganna. «PageSpeed 92» dice qualcosa sulla velocità e niente su privacy, accessibilità o prontezza AI. Per questo un check-up serio non guarda una cosa sola: mette in fila sette dimensioni e le pesa, così vedete in un colpo d’occhio dove il sito è solido e dove perde punti — e quali problemi valgono la pena di sistemare per primi.
Le quattro misure che arrivano da Google.
Quattro delle sette misure non sono una nostra opinione: arrivano dall’API di Google PageSpeed, la stessa che alimenta pagespeed.web.dev, interrogata in versione mobile perché è quella con cui Google vi posiziona.
Web Vitals, la definizione di Google →
Le tre misure che aggiungiamo noi.
Le altre tre le calcoliamo direttamente, leggendo il sito come farebbe un visitatore. La conformità privacy la ricaviamo dall’HTML (banner, informative, tracker prima del consenso); la prontezza AI da quattro segnali — llms.txt, accesso dei crawler AI, dati strutturati, sitemap; l’impronta di CO₂ dal peso reale della pagina, con il modello Sustainable Web Design. Sono verifiche indicative, e lo diciamo: il check-up privacy non è un parere legale, e il punteggio non promette una posizione su Google. È una fotografia tecnica precisa, non una promessa di vendita.
Come si legge il voto di salute.
Il punteggio di salute è la media pesata delle sette misure, e si legge come un semaforo: da 90 in su siete in fascia verde, tra 75 e 89 è buono, tra 50 e 74 c’è margine concreto, sotto 50 è critico e diventa la priorità. Due avvertenze: un voto alto non significa «primi su Google» — significa fondamenta tecniche sane; e se una misura risulta «N/D», di solito non è un guasto vostro, ma un server saturo o una lettura automatica rifiutata.
La cosa migliore è che tutto questo lo potete misurare da soli, gratis e in meno di un minuto, incollando l’indirizzo del sito. Il report completo, pagina per pagina, arriva in PDF; e se dal check-up esce che vale la pena rifare la base tecnica, il restyling parte da lì — dai numeri, non dalle sensazioni.
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Se serve rifare la base: restyling e migrazione →
Fonti.
Le cifre e le affermazioni di questo articolo vengono da qui. Sono prime fonti, non riassunti: apritele e verificate.
- web.dev — Web VitalsLa definizione delle metriche di velocità ed esperienza che pesano di più nel check-up.
- Google — contenuti utili e affidabili (E-E-A-T)La guida ufficiale a cosa Google considera qualità: è lo sfondo della dimensione SEO.
- WCAG 2 — panoramica W3C/WAILo standard dietro la misura di accessibilità, oggi anche obbligo di legge nell’UE.
- Sustainable Web Design — stima delle emissioniIl modello con cui calcoliamo l’impronta di CO₂ dal peso reale della pagina.
- Chrome UX Report (CrUX)I dati di campo di Google sugli utenti reali, alla base delle metriche di velocità.
Parliamo del vostro sito.
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